Capsule Digitale

Giorgio Caproni*

Nella raccolta “Il muro della terra”** del 1975  il poeta livornese raggiunge il suo apice di ispirazione e di stile, limitando l’uso di una versificazione più tradizionale e della rima e riducendo nuovamente, come avveniva nelle prime raccolte, la lunghezza media dei versi e dei componimenti, che diventano così molto più diretti

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La copertina della raccolta

Il muro della terra

Falsa indicazione

“Confine”, diceva il cartello.

Cercai la dogana. Non c’era.

Non vidi, dietro il cancello,

ombra di terra straniera.

*

Condizione

Un uomo solo,

chiuso nella sua stanza.

Con tutte le sue ragioni.

Tutti i suoi torti.

Solo in una stanza vuota,

a parlare. Ai morti.

*

L’idrometra

Di noi, testimoni del mondo,

tutte andranno perdute

le nostre testimonianze.

Le vere come le false.

La realtà come l’arte.

*

L’Idalgo

E mai,

mai io (un cappellaio

certo; bell’uomo) mai,

nel buio di quelle gialle

luci d’acqua, mai

io avevo avuto più freddo

nel mio gabbano – il solo

ricordo che di mio padre morto

(lo chiamavo l’Idalgo)

quel giorno, come ogni altro, ancora

mi coprisse le spalle.

**