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Sibilla Aleramo e Dino Campana, lettere #3

Dal carteggio di Sibilla Aleramo e Dino Campana

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“Le mie lettere sono fatte per essere bruciate”, raccolta di 114 documenti inediti ed editi (lettere, cartoline postali, biglietti, dediche e testimonianze, fotografie e illustrazioni in bianco e nero). Milano,  All’insegna del pesce d’oro 1978 – Prima edizione di 900 + C es. numerati. A cura di Gabriel Cacho Millet.

Il titolo del volume è una frase presa da una lettera del poeta alla poetessa Aleramo

Epistola III
Sibilla a Dino

Chiudo il tuo libro,
snodo le mie treccie,
o cuor selvaggio,
musico cuore…

con la tua vita intera
sei nei tuoi canti
come un addio a me.
Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,
meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo,
liberi singhiozzando, senza mai vederci,
ne mai saperci, con notturni occhi.

Or nei tuoi canti
la tua vita intera
è come un addio a me.

Cuor selvaggio,
musico cuore,
chiudo il tuo libro,
le mie treccie snodo…

Sibilla Aleramo
Mugello, 25-7-1916.

***

Epistola V
Sibilla a Dino

Topaia, 28 luglio 1916, Borgo San Lorenzo

La solitudine ed io siamo buone compagne, perfino quando, come oggi, c’è un cielo pesante, e nella fattoria accanto bufonchia la “macchina”.
Ho sentito molto il vostro spirito qui attorno, in questi giorni.
Ho guardato sulla vecchia carta dov’è Firenzuola. Più su di Marradi.
Vivere un poco sotto la tenda – perché no? Sebbene sarebbe rischioso. Devo guardarmi dal freddo e dall’umidità, dopo un attacco d’artrite che m’ha colta a tradi- mento, due o tre anni fa. Non sono più giovane, lo sapevate? Però ancora buona camminatrice – cotesta occhiata agli Apennini la darei volentieri, con voi. Quando vi dico che mi riguardo, non intendo mica conservarmi per la vecchiaia… Ma la malattia mi fa orrore, la mia santità non arriva fino ad accettar l’infermità…
Insomma, se venissi a trovarvi costassù come mi dovrei equipaggiare?
Vogliamo intanto vederci per un giorno a Marradi? Se non v’annoia troppo, se non siete troppo lontano. Io potrei venire, mettiamo, mercoledì o giovedì, col primo treno (8.55), e voi dirmi dove m’aspettereste. Credo che ci si riconoscerebbe facilmente.
Mi racconterete a voce quali altri tic bisogna perdonarvi, oltre a quelli che bisogna ignorare. Uomo diffidente! Se fossi una predicatrice, vi direi di imitarmi, che non ho mai fatto a nessuno, ne in terra ne in cielo, l’onore di chiamarlo mio “nemico”.
Ed è per diffidenza postale che m’avete scritto in francese? Non vi venga in mente qualche altro giorno di farlo in inglese o tedesco, che non capisco, né in spagnolo.
Quella vostra Pampa, che cielo alto! Se ci si incontra a Marradi, mi darete il vostro libro e i miei articoli. Sono contenta che vi sian piaciute quelle righe di ricordo sulla mia infanzia. Vogliatemi bene.

Sibilla Aleramo

***