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Dress to Dress 13: Casa che trovi, oggetto che dai

Strisce bianche e azzurre che si riferiscono alle ceramiche in stile Cornishware e colorati capi in maglia: elementi onnipresenti nella recente sfilata di JW Anderson Spring 2024 Menswear trasformati in un racconto

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JW Anderson Spring 2024 Menswear, photo: Filippo Fior / Gorunway.com

JW Anderson Spring 2024 Menswear, photo: Filippo Fior / Gorunway.com

Ormai ci aveva fatto l’abitudine: dallo stress da trasloco era diventato immune e non riusciva a credere che quella in cui stava andando a vivere era stata la casa in cui sarebbe invecchiato e se Dio avesse voluto, anche morto.

Negli anni si era gradualmente abituato all’ansia di dimenticare oggetti, al peso degli scatoloni sulla sua schiena e alle liste chilometriche che cercavano di includere più cianfrusaglie possibili, stralci di vita che venivano irrimediabilmente abbandonati in qualche cassetto.
Ogni luogo in cui aveva abitato aveva trattenuto in sé le tracce della sua presenza: esse erano riflesse sui muri che riportavano l’alone del mobilio che aveva ereditato dai genitori e per i quali gli sarebbe pianto il cuore sbarazzarsene; di lui rimanevano tracce anche sui pavimenti, macchiati di vernici e pitture che nel tempo libero si divertiva a utilizzare per dare vita a composizioni floreali su tela.
Il suo attaccamento al colore era un qualcosa di viscerale, una necessità che si trascinava fin da bambino e che si manifestava in ogni cosa con cui egli condivideva lo spazio.

Negli ultimi tre traslochi, sentendo che questa sua vita nomade ormai stava giungendo a una conclusione, aveva deciso di posizionare dei souvenir personalissimi nelle stanze che stava lasciando: silenziosi regali ai coinquilini che sarebbero subentrati.
Era un gioco che lo divertiva particolarmente poiché, posizionando oggetti in ambienti a loro contrastanti, creava narrative impossibili. Nella testa del futuro inquilino si sarebbero generate una serie di improbabili domande come: “Che ci faceva un mestolo da cucina in bagno? Per caso chi aveva abitato prima di me cucinava le uova in camicia con l’acqua della doccia?”

Ora si trovava sulla soglia di casa, l’ultimo scatolone con le cose a lui più essenziali di fronte a lui sul parquet. Il suo ultimo scherzo doveva essere memorabile.

Pescando in maniera randomica in quel cubo di carta grezza riconosceva texture più o meno familiari, superfici lisce quanto anche irregolari che nella sua mente trovavano una forma e un ricordo.

Senza esitazione, efferata per il bordo, la tirò in superficie.

Caratterizzata da strisce bianche e azzurre, quella ciotola aveva segnato l’inizio delle sue più bizzarre giornate. Avvicinandola al naso si poteva ancora percepire l’odore di latte e cereali e quella punta di caffè che ci aggiungeva ogni mattina da ormai cinque anni: per quanto volesse non era mai riuscito a sbarazzarsene. Leggermente sbeccata sulla sua circonferenza, essa era caratterizzata dall’iconico motivo del Cornishware, riportandolo ogni volta, almeno con la memoria, alla sua casa in Cornovaglia.

Una delle prime cose che abitualmente impacchettava per prima durante un trasloco, ora aveva raggiunto il suo fine vita. Un’esistenza gloriosa la sua, che gli aveva instancabilmente dato un buongiorno pieno di sapore per tanto, forse troppo tempo.

“Crederanno avessi un gatto” pensava tra sé e sé mentre poggiava la ciotola sul balcone.

Tornato sulla soglia, era nuovamente faccia a faccia con lo scatolone. Con tonalità che andavano dal rosa al fucsia toccando azzurro piombo e verde foresta, un maglione con un profondo scollo a V faceva capolino, la manica a penzoloni tra un candelabro e una pila di libri che emergevano tra gli altri oggetti.

Aveva da sempre favorito i capi in maglia; che fossero realizzati con l’uncinetto o coi ferri, con l’acrilico o mohair poco importava. Dietro alla realizzazione di capi di quel genere vi si nascondeva una forte pianificazione: dalla scelta del materiale, il calcolo della quantità del filato e specialmente la scelta del pattern che andava naturalmente a complicarsi ogni qualvolta vi fosse un cambiamento di colore o punto. Tutte variabili che covavano zitte, zitte nella testa del loro realizzatore.

Pensava ci fosse uno spessore emozionale molto più grande rispetto a un capo ricavato da un tessuto: per lui, tagliare un cartamodello non equivaleva a vedere un capo manifestarsi punto dopo punto. Il creare qualcosa da zero, un oggetto che prima era pura idea e poi cosa, lo affascinava.

Quel maglione si era trattato di uno dei primissimi progetti coi quali aveva cercato di familiarizzare con la maglieria, pratica che poi lo aveva reso leader nel suo settore.

Per quanto fosse simbolo di una tappa vitale nella sua esistenza, ora quel capo cercava un altro possessore e, abbandonato sul sofà, era pronto ad aspettare di venire accolto in un nuovo armadio.

Più leggero, prese lo scatolone e chiuse la porta: i nuovi inizi richiedono sempre un pizzico di oblio.

 

 

 

 

JW Anderson Spring 2024 Menswear, photo: Filippo Fior / Gorunway.com

JW Anderson Spring 2024 Menswear, photo: Filippo Fior / Gorunway.com

JW Anderson Spring 2024 Menswear, photo: Filippo Fior / Gorunway.com

JW Anderson Spring 2024 Menswear, photo: Filippo Fior / Gorunway.com

JW Anderson Spring 2024 Menswear, photo: Filippo Fior / Gorunway.com

JW Anderson Spring 2024 Menswear, photo: Armando Grillo / Gorunway.com