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La poesia dell’assenza

Questo è il racconto di uno degli atti seminali della storia dell’arte del Novecento,  protagonista un disegno conservato in una cartella nello studio a Manhattan di Willem de Kooning, fino al giorno in cui…

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il disegno cancellato di Robert Rauschenberg/SFMOMA

1953

All’eta di 28 anni Robert Rauschenberg, bussò alla porta di de Kooning. I due artisti non si erano mai incontrati. Willem de Kooning era un artista affermato, Rauschenberg un giovane artista che per quanto ambizioso non era certo di trovare il coraggio di entrare nello studio del Grande Uomo. Trovò l’indirizzo e, stringendo nervosamente una bottiglia di Jack Daniel’s, suonò il campanello. Ricorda di aver sperato che de Kooning non fosse in studio. La porta si aprì.

In quei pochi istanti successivi il giovane richiamò nella sua mente il motivo della sua visita: aveva da poco esposto un gruppo di tele tutte bianche, vuote di colore. Ora voleva fare la stessa cosa con un disegno, renderlo “vuoto”, se solo fosse riuscito a capire come. Pensò: “e se prendessi un disegno e lo cancellassi? Sarebbe come passare da qualcosa a niente. Rappresentare l’assenza.”

Nei giorni precedenti cancellò un suo disegno sentendosi sciocco. Qualcosa era stato sottratto, ma a nessuno importava. Rauschenberg non era un’artista affermato, non ancora, e cancellare un suo disegno gli sembrò un atto privo di forza, un gesto inutile. Decise così che avrebbe fatto una cosa totalmente folle: sarebbe andato, senza invito, dall’artista più in voga e di successo della città e gli avrebbe chiesto di consegnargli un disegno, un’opera con un valore artistico (e commerciale) certo.  Gli avrebbe detto: “Voglio cancellare quello che mi dai. È così che rappresenterò il vuoto.

Mentre Nella sua mente scorrevano i pensieri di quell’intenzione scellerata, De Kooning lo invitò a entrare, dopo una breve fase di convenevoli e presentazioni il giovane spiegò cosa avrebbe voluto fare. La reazione di De Kooning fu strana: tolse la tela su cui stava lavorando dal cavalletto e la mise come stipite della porta contro la porta d’ingresso già chiusa, chiudendo entrambi nello studio. Rauschenberg pensò che le cose si stavano mettendo male.

De Kooning ruppe il silenzio di quel momento di grave disagio e sentenziò: “Ok, non mi piace”, ma lo accetterò perché capisco l’idea”. Iniziò a rovistare tra le pile di disegni finché non ne trovò uno, lo sollevò, pensò: “No” e lo rimise dentro. “Voglio darti un disegno che mi mancherà”, disse. Rauschenberg, imbarazzato, avrebbe voluto dire: “Ehi, non deve essere un bel disegno; anzi, se è troppo bello i mercanti d’arte mi odieranno, dammi solo qualcosa di minore”, ma era troppo timido per parlare. Nel frattempo, de Kooning continuava a guardare.

De Kooning tirò fuori una seconda serie di disegni, ne scelse alcuni e disse: “Questi mi mancherebbero. Mi piacciono”. Ma poi, come prima, li rimise nella cartella. “No”, disse, “voglio che sia molto difficile da cancellare. Prova a cancellare questo…”

Un disegno a carboncino, pastello, matita e vernice, lo consegnò a Rauschenberg, che lo prese, ringraziò e se ne andò.

Una volta tornato nel suo studio, si mise all’opera per cancellare “lo splendido dipinto di Bill” dalla carta senza lasciare tracce. Come aveva promesso de Kooning, non fu facile. Fu un’operazione complessa, impiegò circa un mese e un numero imprecisato di gomme, infine ci riuscì, il disegno era sparito.

Non molto tempo prima di morire, Robert Rauschenberg ha raccontato la storia del disegno cancellato di de Kooning in questo video della BBC. Nel quale si possono apprezzare le sue doti di buon narratore. Quando finì di cancellare, alcuni lo accusarono di aver vandalizzato un de Kooning, dicendo che aveva distrutto l’arte. Non era vandalismo, dice all’intervistatore. E allora cos’era? “Poesia”.

Una scansione digitale del disegno “Rauschenbergs-Erased-de-Kooning” che mostra le tracce del disegno originale.

Robert Rauschenberg, 1953, ph. Allan Grant/Time Life Pictures/Getty Images

Willem de Kooning, 1953, ph. Tony Vaccaro/Getty Images