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Song to Song 2: Time / ‘Tis a pity she was a whore

Avventure ossessive di un ascoltatore. Venti canzoni perfette, da Eno a Monteverdi, raccontate a cavallo tra musica e altre discipline da Gianluigi Ricuperati

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Pensare alla Musica – darle parole come si da acqua a una pianta, associare forme mentali composizioni musicali – è l’esercizio di prosa più assoluto ricco e sfiancante che ci sia, per chi veleggia nel vano tentativo di restituire alla Musica quella dose di Piacere-Senso che ti regala senza sosta, provando ad occupare lo spazio di mezzo tra la scrittura critica ‘scientifica’ (che è talvolta lontana dal piacere) e la soddisfatta afasia del puro sentire (che non ha bisogno di senso perché è puro piacere).
Chi scrive pratica questo esercizio dall’alba della sua vita culturale, e con questa rubrica prova a condividerla raccontando alcune canzoni perfette.

Time / ‘Tis a pity she was a whore 1973 / 2016, scritte entrambe da David Bowie

Per favore. Andate al minuto 2.11 della canzone di David Bowie “Time”, una delle più intense ballate al pianoforte mai scritte.
Sentirete la voce del cantante che respira. Per due secondi.
Poi mettete “Tis a pity she was a whore”, scritta quasi cinquant’anni dopo. Sentirete il respiro di un uomo anziano, minato nel corpo, ma pieno di immaginazione pronta a spiccare il volo (l’immaginazione è qualcosa che prima viene scavata e poi prende subito il volo: ci sono video al rallentatore di cavallette e altri insetti alati che prendono il volo, una forma di invenzione che è sempre in anticipo sull’inventario.
Il respiro è un elemento fondamentale del pensiero buddista. Nessuno che non riesca a respirare potrà avvicinarsi a jivanmukta, lo stato di liberazione della vita. Perdere se stessi. Perdere tutto. Donare se stessi. Donare più di quanto si possiede, pur sapendo di non possedere nulla. Come scrive Rene Daumal in uno dei suoi appunti:
Sono morto perché non ho desiderio.
Non ho desiderio perché penso di avere qualcosa.
Cercando di dare si vede che non si ha niente
Vedendo che non si ha nulla si cerca di darsi,
Cercando di darsi si vede che non si è nulla,
Vedendo che non si è nulla si cerca di diventare,
Cercando di diventare si vive.
Il respiro è un elemento che nella musica è stato introdotto inevitabilmente dall’introduzione del fonografo, prima, e del giradischi e di tutti gli altri strumenti tecnologici, poi. C’è un respiro degli strumenti a fiato, un respiro jazz, un respiro dei primi 45 giri di rock’n’roll, è un respiro della spoken poetry nera, poi travasato nell’hip-hop. C’è infine il respiro di ogni voce, il lato opposto del vento, l’interno della guancia musicale. In queste due canzoni, splendide entrambe, così lontane e così vicine, c’è anche il respiro come metafora dell’eros e della scomparsa. Bisognerebbe scrivere una storia del respiro nella Musica.

Testi:

Time

Time, he’s waiting in the wingsHe speaks of senseless thingsHis script is you and me, boy
Time, he flexes like a whoreFalls wanking to the floorHis trick is you and me, boy
Time, in quaaludes and red wineDemanding Billy DollsAnd other friends of mineTake your time
The sniper in the brain, regurgitating drainIncestuous and vainAnd many other last namesOh, well, I look at my watch, it says nine twenty-fiveAnd I think “Oh God, I’m still alive”
We should be on by nowWe should be on by nowLa, la, la, la, la, la, la, laLa, la, la, la, la, la, la, laLa, la, la, la, la, la, la, laLa, la, la, la, la, la, la, la
You are not a victimYou just scream with boredomYou are not evicting time
Chimes, goddamn, you’re looking oldYou’ll freeze and catch a cold‘Cause you’ve left your coat behindTake your time
Breaking up is hard, but keeping dark is hatefulI had so many dreamsI had so many breakthroughsBut you, my love, were kind, but love has left you dreamlessThe door to dreams was closedYour park was real dreamlessPerhaps you’re smiling nowSmiling through this darknessBut all I had to give was guilt for dreaming
We should be on by nowWe should be on by nowWe should be on by nowWe should be on by nowWe should be on by nowLa, la, la, la, la, la, la, laLa, la, la, la, la, la, la, laLa, la, la, la, la, la, la, laLa, la, la, la, la, la, la, laLa, la, la, la, la, la, la, laLa, la, la, la, la, la, la, laLa, la, la, la, la, la, la, laLa, la, la, la, la, la, la, laLa, la, la, la, la, la, la, laLa, la, la, la, la, la, la, la, yeah, time!

’Tis a Pity She Was a Whore
Man, she punched me like a dudeHold your mad hands, I cried‘Tis a pity she was a whore‘Tis my curse, I supposeThat was patrolThat was patrolThis is the war
Black struck the kiss, she kept my cockSmote the mistress, drifting on‘Tis a pity she was a whoreShe stole my purse, with rattling speedThat was patrolThis is the war‘Tis a pity she was a whore
Man, she punched me like a dudeHold your mad hands, I cried‘Tis a pity she was a whore‘Tis my fate, I supposeFor that was patrolThat was patrol‘Tis a pity she was a whore
‘Tis a pity she was a whore

Time / Prettiest Star – USA 45 giri RCA Victor APBO 0001; 1973. Normalmente distribuito senza copertina fotografica, la RCA americana ne distribuisce pochissime copie con lo stesso scatto dell’LP ALADDIN SANE (da cui i brani sono estratti)

Foglio di contatto di David Bowie Aladdin Sane, 1973. Serie di scatti di Duffy* durante la seconda di Five Sessions with David Bowie – La fotografia più famosa di Duffy risale agli anni ’70 ed è l’iconica e rivoluzionaria copertina dell’album di David Bowie Aladdin Sane, uno scatto che è diventato il look che definisce la lunga carriera di Bowie, ed è stato indicata come la Gioconda del pop. Qui è presentato con altri outtakes della sessione. Foto Duffy © Duffy Archive & The David Bowie ArchiveTM

*Brian Duffy era un fotografo e produttore cinematografico inglese, ricordato soprattutto per la sua fotografia di moda e ritratti degli anni ’60 e ’70.

The cover art for the song “‘Tis a Pity She Was a Whore” by David Bowie. ph. Jonathan Barnbrook

La copertina del vinile di “Blackstar”, di David Bowie. L’autore, il designer Jonathan Barnbrook,  nel corso di un’intervista alla BBC ha svelato che nell’artwork del disco da lui curato c’era ancora un particolare segreto che nessuno aveva trovato: esponendo la copertina alla luce del sole, questa mostrava una galassia stellata, aggiungendo così un ulteriore rimando al titolo dell’album. L’intervista di Barnbrook ha scatenato una vera e propria caccia al tesoro e molti dei fan di Bowie hanno iniziato a cercare i riferimenti più assurdi nascosti nell’artwork. Il più evidente è stato segnalato poco dopo l’intervista dall’utente di Twitter @RobboRobson21 il quale ha scoperto che, se posizionata sotto la luce di una lampada UV, la stella centrale si colora di un blu fluorescente.